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TERAMO

Teramo, capoluogo della provincia, è in una zona collinare che, dalle pendici del Gran Sasso digrada verso la costa con una ricca vegetazione di vigneti e oliveti. La città ha origini antichissime, essendo stata abitata fin dai tempi preistorici. Venne conquistata nel 290 a.C. dai romani. che costruirono la città sul preesistente abitato, di cui esiste una necropoli risalente all'età del ferro. Sotto il dominio imperiale conobbe un lungo periodo aureo, di cui restano tracce nei templi, nelle terme, nei teatri e in tutta una serie di monumenti oggi sommersi dalla nuova città, voluti da Adriano. Incendiata dai Visigoti fu in seguito conquistata dai Longobardi ed annessa al ducato di Spoleto.

Venne poi il periodo normanno e, a metà del trecento, il dominio angioino. Tornò, allora, la prosperità, ma fra il 1300 e il 1400 la città di Teramo fu dilaniata dalle lotte fra le fazioni dei Melatino e dei De Vallo fino al 1421 quando Braccio Fortebraccio da Montone le estromise dal comando della città. Dal 1438 per cinque anni la città fu tenuta da Francesco Sforza per passare poi ad Alfonso d'Aragona. Dopo la guerra di successione spagnola finì sotto il dominio austriaco e, nel 1798, sotto quello francese . Nel 1815, dopo la rivolta contro il governo di Murat, la città aprutina tornò al Regno di Napoli e ne seguì le sorti fino all'unità d'Italia.

Sono da visitare senza dubbio i due monumenti simbolo della città che si trovano a poca distanza l'uno dall'altro, la Cattedrale e il teatro romano. La Basilica Cattedrale, edificata nel 1158, fu ampliata nel trecento e, dal quattrocento fino ad oggi, è stata oggetto di diversi interventi. Se ne ha evidenza già nella facciata, con uno stile romanico a dominare la parte inferiore duecentesca e la parte rialzata con mattoni a spina di pesce chiusa da una trecentesca merlatura gotica. Al suo interno il pezzo più pregiato è sicuramente il paliotto d'argento di Nicola da Guardiagrele, eseguito in quindici anni, e composto da trentaquattro pannelli quadrati più uno rettangolare raffiguranti scene sacre. Il teatro romano è datato intorno al 30 a.C.. Le gradinate riservate al pubblico, di un diametro di 78 metri, costruite in travertino e sostenute da venti arcate, potevano ospitare circa tremila spettatori. Pochi metri ad ovest sorgeva anche l'anfiteatro, risalente al III-IV secolo e di modeste dimensioni.

Appena fuori le mura sorge l'antico Santuario dedicato alla Madonna delle Grazie. Fu costruito nel 1153 prendendo origine dalla chiesa di un monastero di benedettine intitolato a Sant'Angelo delle Donne. Agli inizi del 1900 la Chiesa è stata restaurata e modificata nella facciata. Sull'altare maggiore c'è la bellissima statua lignea della Vergine, risalente al sec. XV e attribuita a Silvestro dell'Aquila. Da vedere anche le chiese di San Getulio e di Sant'Antonio, come pure il Museo Civico e la Pinacoteca.

A 4 km da Teramo sorge l' Osservatorio astronomico di Collurania, fondato da Vincenzo Cerulli nel 1890 che lo donò allo Stato nel 1917. Dal suo telescopio Cerulli scoprì un asteroide a cui diede il nome di Interamnia (l'antico nome latino di Teramo). Ricca di appuntamenti sportivi e culturali, la cittadina è famosa soprattutto per la Coppa Interamnia che si tiene ai primi di luglio ed è considerata l'olimpiade della pallamano. Vi partecipano squadre giovanili provenienti da tutto il mondo.


ATRI

Hatria fu una delle città più famose del mondo antico e molto cara ai romani. Da essa, secondo Tito Livio, Vittorio Aurelio e Paolo Diacono, prese il nome il mare Adriatico. Ebbe una florida attività commerciale con gli Etruschi. Alcuni dei monili ritrovati sono conservati al British Museum di Londra. Dal 289 a.C. Hatria divenne colonia latina e si distinse in battaglia a fianco di Roma accumulando privilegi. Da Atri veniva la famiglia dell'imperatore Adriano, che la ritenne sempre la sua seconda patria e che vi ricoprì la carica di curator muneris pubblici.

Nel medioevo iniziò il decadimento della cittadina. Sotto i Longobardi fu annessa al ducato di Spoleto per poi passare ai franchi e ai normanni. Nei successivi duecento anni il potere passò dal papato agli Svevi, agli Angioini e infine alla famiglia degli Acquaviva che vi regnò fino al 1760, anno in cui la cittadina fu riannessa al regno di Napoli per restarvi fino all'unità d'Italia.

La storia si legge oggi negli splendidi monumenti di Atri.

La Cattedrale dell'Assunta  fu innalzata nel 1285 sui resti di un'altra chiesa del IX secolo. E' costruita interamente in pietra di Bisenti e il tempo le ha donato una particolare coloritura oro-argento. E' Imponente la facciata tripartita, con un rosone sovrastato da una nicchia contenente una statua della Madonna con Bambino. L'interno è ricco di reliquie preziose. Bellissimi anche il chiostro a due ordini (opera dei Cistercensi) ed il campanile di Antonio da Lodi. La volta del coro è coperta dagli affreschi di Andrea de Litio che in 101 pannelli ritrae 26 Storie della Vergine.

Il Palazzo Ducale che risale al Trecento è attualmente sede comunale. Costruito interamente in pietra, ha subito diverse trasformazioni nel corso del ‘700; la facciata, infatti, è in stile rinascimentale e dell'antica struttura rimane solo il cortile interno. Consigliamo di visitare anche la chiesa S. Domenico e il Teatro comunale, inaugurato nel 1881. Subito fuori della città, troverete le grotte (probabilmente in origine abitazioni trogloditiche) e i famosi calanchi (detti anche bolge o scrimoli), imponenti architetture naturali originate dall'erosione del terreno argilloso oggi protette da una riserva naturale di 380 ettari


CAMPLI

La storia della città è legata all'amore tra Margherita d'Austria, figlia di Carlo V, e Ottavio Farnese. In occasione del loro matrimonio, nel 1538, il padre regalò alla figlia il feudo di Campli. Già nel 1557 la florida cittadina fu saccheggiata e devastata dai francesi e di nuovo dopo 300 anni dai borbonici e dai briganti in fuga dalla resa di Civitella del Tronto

Certamente da visitare è la Cattedrale di Santa Maria in Platea, del XIV secolo, trasformata in epoca successiva. La facciata è infatti settecentesca ed è stato rinnovato nell'ottocento anche il bellissimo campanile in pietra tufacea e prisma ottagonale in cotto di Antonio da Lodi. Di sicuro interesse anche il cinquecentesco Palazzo del Parlamento, oggi sede comunale. Papa Clemente XIV nel 1772 attribuì a Campli il privilegio della Scala Santa. I ventotto gradini in legno, da salire pregando in ginocchio, donano ai fedeli l'assoluzione dai prorpi peccati e , in alcuni giorni dell'anno l'indulgenza plenaria con lo stesso valore della scala santa di Roma. Famosa anche per ragioni più profane, Campli ospita d'estate un importante festival di musica jazz e una ormai cinquantennale sagra della porchetta italica (maialini cotti al forno e serviti nei panini).


LE SETTE SORELLE

Le località turistiche della fascia costiera, chiamate anche le Sette sorelle, da nord a sud, sono:
Martinsicuro, Alba Adriatica, Tortoreto, Giulianova, Roseto degli Abruzzi, Pineto e Silvi Marina.
Offrono tutte lunghi arenili, un mare pulito, attrattive turistiche ideali per le famiglie e a prezzi contenuti. Alle spalle hanno una zona collinare incantevole con piccoli paesi ben curati, buona cucina e un ricco artigianato che vivono di storia, arte e vino. Tra tutti vi consigliamo i borghi di Tortoreto Alto, Corropoli e Colonnella.


CASTELLI

Situato su uno sperone dominato dal Monte Camicia, è conosciuto in tutto il mondo per la lavorazione della ceramica. La sua arte ha acquisito rinomanza soprattutto in età barocca con i fratelli Grue ed i Gentili. La chiesetta di San Donato, il cui soffitto è maiolicato con  mille mattoni dei primi del '600, fu definita da Carlo Levi "la Cappella Sistina della maiolica italiana".
Fuori dal paese merita senza dubbio una visita l'ex convento francescano con il Museo delle Ceramiche. All'Istituto d'Arte è conservato un prezioso presepe in ceramica che conta più di 100 pezzi.

Nella chiesa parrocchiale si possono ammirare una statua lignea mediovale della Madonna col Bambino, la pala d'altare in maiolica di Francesco Grue (1647) e altre maioliche votive del XVII-XIX sec. Dall'ultima domenica di luglio alla prima di settembre, ogni anno, durante l'Agosto a Castelli, si tiene una grandiosa mostra mercato dell'artigianato ceramico che culmina con la festa del lancio dei piatti sul greto del torrente Leomogna. Sono aperte tutto l'anno, invece, le botteghe di artigiani che troverete ad ogni angolo del paese.


ITINERARI PICENI

ASCOLI PICENO

 

Capoluogo della provincia, racchiusa tra il torrente Castellano e il fiume Tronto, vanta una storia pluri-millenaria. Fu fondata dai Piceni, popolo derivato dai Sabini che, secondo la tradizione, sarebbero giunti nel Piceno tra il VII e il VI secolo a.C., guidati da un Picchio, uccello sacro a Marte. Conquistata dai romani nel 268 A . C., venne assediata e distrutta due anni dopo. Sotto il dominio papale di Carlo Magno, si eresse a libero comune nel 1185, inaugurando un periodo di grande prosperità economica e vitalità artistica, nonostante le lotte intestine e le continue rivalità con Fermo. Nel 1799 subì l'invasione francese, tornò nel 1815 sotto la Santa Sede e con l'unità d'Italia divenne capoluogo provinciale.

Il complesso urbano del centro storico, interamente in travertino, è tra i più suggestivi d'Italia. Delimitano la monumentale piazza del Popolo (XV – XVI sec.) il “cuore” della città, la chiesa di S. Francesco, romanica-gotica (1262 – 1550), con i chiostri del convento, la Loggia dei Mercanti (1513) e il palazzo dei Capitani del Popolo (XIII sec.). Nei pressi si trova anche il bellissimo Teatro Ventidio Basso. Piazza Arringo, dal nome delle assemblee popolari che vi si tenevano, è la piazza più antica e vi si eleva la Cattedrale di S. Emidio da Treviri, che conserva al suo interno uno splendido polittico di Carlo Crivelli (1473) e un paliotto d'argento (XIV sec.). Sempre sulla piazza si aprono Il Battistero San Giovanni di epoca medievale e il Palazzo dell'Arengo, sede della Pinacoteca Civica.

Tra gli altri monumenti degni di nota ci sono sicuramente la chiesa dei SS. Vincenzo e Anastasio dalla bella facciata suddivisa in riquadri, il Ponte Augusteo di Porta Solestà, Porta Tufilla, il teatro e la Porta Gemina del I sec. a.C.. Altri monumenti degni di nota sono le torri gentilizie, la fortezza Pia, il forte Malatesta, gli eleganti palazzi nobiliari, la chiesa di Sant'Agostino, il Palazzetto Longobardo, la Torre degli Ercolani (una delle poche torri superstiti tra le decine che compaiono nelle cronache medioevali).

Alla sommità dell'antico quartiere medievale della Piazzarola sorge la chiesa di Sant'Angelo Magno (origine IX sec.) che conserva nel sottotetto i più antichi affreschi della città. Tra le manifestazioni primeggiano il Carnevale ascolano fortemente sentito dalla cittadinanza, le cui origini risalgono al rinascimento, e la rievocazione storica della Quintana (prima domenica di agosto): una giostra di cavalieri armati di lancia che si sfidano in un lungo e festoso corteo in costume d'epoca. Ascoli Piceno offre infine una ricca cucina tipica. Tra i prodotti più celebri le olive fritte e l'anisetta Meletti.


 

OFFIDA

Ebbe origine nel periodo longobardo (VI – IX sec.). Poco è rimasto delle antiche mura castellane e della rocca del XV sec., costruita su progetto di Baccio Pontelli, Percorrendo il corso del Serpente Aureo si raggiunge piazza del Popolo, sulla quale sorge il Palazzo Comunale (origine XII – XIII sec.), all'interno del quale l'architetto ticinese Pietro Maggi realizzò il teatro, inaugurato nel 1820. Sono ai limiti della piazza la chiesa dell'Addolorata (XIV – XIX sec.) e la chiesa del Suffragio o della Morte (XIX sec.), che conserva evidenti tracce di più antiche strutture. In piazza si festeggia il singolare carnevale offidano, le cui origini si rifanno a riti propiziatori e leggende. In Piazza Forlini si affaccia la chiesa ed ex convento di Sant'Agostino (XIV – XVII sec.).

Offida si caratterizza per la lavorazione del merletto al tombolo. Le sue più note specialità gastronomiche sono i Funghetti, dolci croccanti e dal sapore delicato a base di acqua, zucchero, farina e anice. Dal 1999 ospita l'Enoteca Regionale presso le suggestive sale dell'ex Convento di San Francesco.


 

ACQUAVIVA PICENA

Anche Acquaviva Picena mantiene caratteri medievali. Dominata da un'imponente fortezza, conserva ancora i resti delle mura, di antiche case e delle torri. La rocca, monumento simbolo del paese, risale al XIV sec. Un tempo cinta da fossato, ha pianta quadrilatera irregolare e racchiude un'ampia corte centrale, dominata dal mastio circolare che ospita il Museo delle Armi bianche. Gli artigiani lavorano vimini e giunco (producendo le tipiche "pagliarole"), secondo l'antica tradizione.

 


 

 

RIPATRANSONE

Definita il “belvedere del Piceno” per la sua straordinaria posizione collinare, è citta d'arte e di storia. Nel 1205 era già libero comune. Nel 1571 aveva raggiunto tanto splendore che Papa Pio V la elevò al grado di città e di diocesi.

Tra i monumenti che caratterizzano la cittadina, oltre la cinta muraria con porte e fortificazioni, ci sono alcuni palazzi patrizi, numerose chiese, il vicolo più stretto d'Italia, le terrecotte del complesso dei Grifoni (XIV sec.), la corte medievale delle Fonti, la pieve di Monte Antico e la chiesa di S. Croce, la Cattedrale (XVI-XIX sec.) con pregevoli altari e una tela attribuita al Guercino e il trecentesco Palazzo del Podestà. Il seicentesco palazzo Bonomi-Gera è sede della Pinacoteca Civica e vi si può ammirare un trittico di V. Crivelli. Nell'ottava di Pasqua dal XIII sec. si ripete annualmente la manifestazione pirotecnica del Cavallo di fuoco.


 

 

GROTTAMMARE

Ai piedi di un colle quasi a picco sul mare, ha una rigogliosa vegetazione di palmizi e numerose piante di arancio. La struttura urbana denota i caratteri tipici degli arroccamenti medioevali collinari: lo schema triangolare è gradonato, il castello è ubicato nel punto più alto all'interno della cinta muraria. Attorno a piazza Peretti si affacciano il Palazzo Priorale, l'Altana dell'Orologio, il Teatro dell'Arancio, l'elegante loggia e lo splendido belvedere. Poco distante si trova la seicentesca chiesa di Santa Lucia attribuita all'architetto Fontana. Nella passeggiata lungo le mura si può visitare il Torrione della Battaglia.

La Chiesa di S. Martino è un'affascinante costruzione romanica che sorge sulle rovine di un antico tempio pagano dedicato alla dea Cupra, eretto 29 secoli fa. L'esistenza del tempio sarebbe provata, secondo alcuni archeologi, da una lapide a ricordo del suo restauro effettuato dall'imperatore Adriano. All'interno conserva un affresco del XII-XIII secolo e un crocifisso su tavola del Seicento. Dal XVIII secolo secolo cominciò l'espansione verso la zona costiera, il cui impianto urbanistico, si deve all'intervento di papa Pio VI, che qui è nato. Grottammare nel tempo è divenuta una rinomata località balneare, ricca di ville liberty. Vi hanno trascorso periodi di vacanza Franz Liszt, Grazia Deledda, Sibilla Aleramo.

 
 
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